Lo zaino delle autonomie
Ci sono gesti semplici, quotidiani, che sembrano insignificanti. E invece sono profondamente educativi.
Uno di questi è portarsi lo zaino da soli.
Non è una questione di forza fisica, né di comodità per i genitori. È una questione di responsabilità, autonomia e fiducia in sé stessi.
Quando un bambino si porta il proprio zaino, sta facendo molto di più che trasportare dei libri: sta imparando che ciò che gli serve per affrontare la giornata dipende da lui.
Io credo fortemente in questo principio. Un progetto educativo non si ferma al tatami, ma accompagna i ragazzi nella crescita quotidiana, attraverso piccoli gesti concreti:
vestirsi da soli nello spogliatoio, prepararsi il materiale, rispettare gli orari, portarsi le proprie cose.
Il judo, non è solo uno sport. È uno strumento educativo potentissimo, perché lavora sul corpo ma soprattutto sulla persona. Sul tatami si cade e ci si rialza, si sbaglia e si riprova, si vince e si perde. Nella vita funziona allo stesso modo.
Parlare di “autonomie” significa proprio questo: aiutare i bambini a diventare gradualmente capaci di stare nel mondo, senza essere sostituiti continuamente dall’adulto, ma accompagnati passo dopo passo.
Un percorso dolce, quotidiano, fatto di piccoli carichi proporzionati all’età, che costruiscono sicurezza interiore senza forzature.
Lo zaino, in questo senso, è una metafora perfetta: è il primo “peso” della vita che ciascuno impara a portare. Non da solo contro il mondo, ma con adulti presenti che sostengono senza sostituirsi.
Allo Yoshinryu non formiamo solo judoka. Cerchiamo di accompagnare la crescita di persone autonome, responsabili e consapevoli.
Il tatami è solo il mezzo. L’obiettivo è molto più grande.